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È la domanda silenziosa che mi rimbomba in testa da qualche settimana. Da quando lo scorso 26 giugno un trafiletto dei nostri giornali è stato dedicato all’ultima follia dei talebani in Afghanistan.

Vittima una bimba di 8 anni, di cui non conosceremo mai il nome né lo sguardo: strappata alla vita, approfittando crudelmente della sua spensierata e ingenua fanciullezza. Spietati, le affidano una borsa contenente una bomba, ma lei non lo sa.

“Portala a quei poliziotti” … magari glielo chiedono anche per piacere. Lei s’incammina inconsapevole … poi l’esplosione comandata a distanza che in un attimo la devasta.

Angosciato, mi chiedo ... "ma come si fa? ma come si può?" ... Non ci sono risposte, se non la terribile constatazione che laggiù non c'è più un minimo di rispetto per la vita.

 

A child receives medical attention during a Medevac mission in southern Afghanistan's Helmand province November 13, 2010.

The child was injured in an explosion. (REUTERS/Peter Andrews)

foto tratta da http://www.boston.com/bigpicture/2010/12/afghanistan_november_2010.html

 

Sui nostri giornali, dicevo, solo un trafiletto, accecati come siamo dalle ansie e dalle paure che la crisi economica metta in discussione i nostri privilegi, le nostre abitudini, le nostre ricchezze.

Incapaci di riconoscere che la nostra è innanzitutto una crisi di valori. Abbiamo perso il senso della condivisione, non guardiamo più al prossimo; ci valutiamo e ci sfidiamo solo su quanto accumuliamo, in termini di soldi e di potere.

Gridiamo al mondo che amiamo la vita. Ma forse solo la nostra.

Ora è fame nera nel Corno d'Africa, fame e sete per la peggiore carestia degli ultimi 60 anni. Una tragedia umanitaria che coinvolge milioni di persone. Troveremo dentro di noi il tempo e la voglia per pensare anche a loro?

 

http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/gEditoriali.asp?ID_blog=25&ID_articolo=8980&ID_sezione=29

 

E' questa l'attenzione che la nostra e tante altre piccole e grandi (soprattutto sane) Associazioni di Volontariato cercano di garantire di giorno di giorno, tra mille difficoltà ... perchè le risorse su cui contare sono sempre meno.

Sostenerci è sinonimo di speranza, non solo per i bimbi che accogliamo al Castello dei Sorrisi; è speranza anche per noi e per la nostra società sempre più malata di invidie e di egoismi. E' luogo di incontro per chi ancora crede in un modo migliore.

Non trascuriamo quanto accade in Afghanistan o in certe parti dell'Africa, quasi siano mondi che non ci appartengano, di un'altra dimensione. Se noi per primi, che ne abbiamo ancora l'opportunità, non lottiamo per IL RISPETTO DELLA VITA, significa che abbiamo perso il rispetto per noi stessi.

 

Michele Betetto, 17 luglio 2011

 

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